“La grande scommessa” – Il racconto della crisi economica del 2008 da un punto di vista che spezza il fiato.

Quando ho scelto di pagare il biglietto per andarlo a vedere, non mi aspettavo affatto di uscire dal cinema nello stato emotivo in cui mi sono ritrovata. Turbata, angosciata, profondamente preoccupata per qualcosa che non si comprende mai del tutto nella sua nefandezza ma che non smette mai di influenzare in modo così potente e prepotente le nostre vite: la finanza fraudolenta.
Premesso questo, se andando a vedere “LA GRANDE SCOMMESSA” vi aspettate l’ennesimo film con un protagonista furbo che si spupazza belle donne facendo una valanga di soldi e acquistando macchine costosissime. Beh, “cambiate canale”.
La pellicola di Adam McKay è essa stessa una grande scommessa: da una parte vuole essere un film di denuncia che racconti, con chiarezza e dovizia di particolare – quasi come un documentario – come le banche hanno consapevolmente truffato i risparmiatori e creato il grande collasso del 2008, dall’altra invece si spinge verso un film di finzione accattivante, con delle star hollywoodiane e qualche guizzo registico, come un “The wolf of Wall Street” dalla parte dei buoni (o quasi).
Questa scommessa rende il film senza dubbio interessante ma al tempo stesso ne segna anche il limite perché se non capite nulla di finanza, infatti, è davvero difficile stare al passo coi dialoghi serratissimi. L’intento in buona fede è quello di rendere edotto lo spettatore medio, ma si finisce col frenarne l’attenzione ai dettagli tecnici sebbene rimanga forte il coinvolgimento emotivo.
Al di là della confusione dei termini, tuttavia, il quadro che questa pellicola traccia è purtroppo disarmante e sin troppo chiaro.
Nonostante l’ironia di alcuni personaggi, la denuncia è la consapevolezza delle banche nel voler lucrare il più possibile sulla vita altrui confidando nel fatto che alla fine i contribuenti le avrebbero – a caro prezzo – salvate.

Ne viene fuori una profonda amarezza, aggravata dall’evidenza storica che nessuno dei responsabili ha mai pagato per la terribile ecatombe economica realizzata, e in modo ancor più preoccupante per la previsione sul nostro futuro drammaticamente suggerita.

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