C’è ancora chi sostiene che l’omosessualità sia solo un fenomeno culturale..

In questi giorni dappertutto si leggono commenti su quanto accanto alla socializzazione verticale (rapporto genitore-figlio) e orizzontale (contesto) sia forte l’impatto della dimensione biologica di chi è genitore sulla crescita di un bambino. E che pertanto su tale spinta (il)logica è da escludere in modo assoluto una adozione da parte di coppie omogenitoriali.
A sostegno di ciò si prendono addirittura in ballo (presunti) fiumi di letteratura (inconcludente) contraria al movimento cosiddetto arcobaleno di chi crede nella famiglia come nucleo d’amore e si tirano in ballo teorie su ciò che mamma natura e papà dio onnipotente ci avrebbero imposto come dogma di vita al momento della nostra creazione per la non-estinzione della specie umana.
Ora, lasciando perdere il fatto che di mamma natura e papà nostro Signore, ce ne si infischia quotidianamente ogni volta che si superano limiti ambientali e umanitari. Mi direste, per favore, perché se la dimensione biologica ha una così forte influenza sulla crescita emotiva e sulla manifestazione sentimentale di un bambino, in che modo si spiega allora l’omosessualità di un adulto cresciuto in una famiglia dove mamma e papà sono eterosessuali, uno ha la barba e l’altra va dall’estetista a settimane alterne, sono economicamente stabili, magari anche ben scolarizzati e affettivamente legati tra loro da profondità di sentimenti?
Dai, su. Non prendiamoci troppo in giro con questa storia che la società odierna vuole assecondare perversioni non curante dell’interesse del minore infante.
Nella crescita e formazione psico emotiva di un individuo sono i valori impartiti che contano: quelli del rispetto, dell’impegno, del sacrificio e della fatica nell’inseguimento della realizzazione personale che questa sia sociale, familiare e professionale, così come sopra a tutti il riconoscimento dell’altro (e del chiunque altro) come pari in dignità. 

Il terzo indifeso, come è stato spesso definito il bambino in questa tediosa battaglia verbale, è terzo solo quando è messo da parte rispetto ai suoi veri bisogni (cosa che può succedere anche in una famiglia eterogenitoriale) ed è indifeso quando ci si nasconde dietro a una moralità ipocrita -e aggiungo anche egoista- facendo della sua vita una crociata che non lo aiuta a incardinare in maniera strutturata la conquista di un posto nel mondo ma lo rende solo maggiormente scoperto perchè potenziale oggetto di scherno e emarginazione.

La mia, ovviamente, è solo una personale opinione, eh. I dogmi, sia chiaro, li lascio a qualcun’altro.
Ma sarebbe davvero bello se di tanto in tanto si riflettesse di più su ciò che é vita e su ciò che invece è solo sterile polemica.

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