Rapporto ONU sull’offensiva “Margine Protettivo”

Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha votato il 4 luglio per adottare il rapporto dell’Onu relativo alla guerra della scorsa estate nella Striscia di Gaza. Sui 47 membri del Consiglio, 41 hanno votato a favore della risoluzione mentre 5 si sono astenuti (Etiopia, India, Kenia, Macedonia e Paraguay). Un solo voto contrario: quello statunitense.

Nel rapporto dell’Onu pubblicato lo scorso mese la distruzione causata da Israele nei 50 giorni dell’offensiva Margine Protettivo veniva descritta “senza precedenti” e venivano invitate le due parti belligeranti (lo stato ebraico e il movimento islamico palestinese Hamas) a cooperare con l’inchiesta preliminare della Corte penale internazionale (CPI). Il documento delle Nazioni Unite, il cui team di esperti è stato guidato dal giudice Mary McGowan Davis, aveva accusato sia Hamas sia Israele affermando che entrambe le parti hanno potuto compiere crimini di guerra. McGowan Davis aveva sottolineato che la sofferenza umana a Gaza è stata senza precedenti e «avrà un impatto sulle generazioni future».

Il giudice aveva parlato di un uso sproporzionato della forza da parte di Israele e riferito che l’inchiesta aveva accertato che in 51 giorni di operazioni militari «sono stati uccisi 1462 civili palestinesi [su più di 2.200 vittime complessive, ndr], un terzo dei quali erano bambini». Il rapporto, però, denunciava anche l’operato delle fazioni palestinesi. Questi ultimi, aveva spiegato la giudice, hanno lanciato 4881 razzi e 1753 colpi di mortaio su Israele, uccidendo 6 civili e ferendone 1600 [63 sono stati i soldati uccisi, ndr]. Il «lancio indiscriminato» di migliaia di razzi e colpi di mortaio, secondo la Commissione, aveva «l’obiettivo di diffondere il terrore tra i civili israeliani». I residenti vicino alla Striscia, proseguiva il rapporto, «sono stati traumatizzati» dalla scoperta di 14 tunnel da Gaza per Israele e «dal timore di poter essere attaccati in qualsiasi momento da uomini armati che sbucavano dal terreno».

Sebbene le responsabilità delle due parti siano di fatto equiparate, il report è di estrema importanza perché potrebbe costituire la base di possibili iniziative della Corte penale internazionale (CPI).

Non a caso Hamas, malgrado le accuse per il lancio di razzi, aveva accolto con favore il documento perché “rappresenta una netta condanna dell’occupazione e ordina ai suoi leader di essere portati davanti alla CPI”. Diversa la reazione di Israele che ha definito l’inchiesta delle Nazioni Unite “faziosa” e che “permette l’omicidio degli ebrei”.

Rispetto a quanto accaduto è importante sottolineare come tutti i membri dell’Unione europea dell’UNHCR abbiano votato a favore della risoluzione preparata dagli stati arabi. Non sono mancate, ovviamente, molte riserve da parte europea sulla scelta del giudice McGowan Davis di non trattare esplicitamente il lancio di razzi di Hamas sui civili. Nel testo si afferma “il bisogno di assicurare alla giustizia coloro che sono stati responsabili delle violazioni della legge umanitaria internazionale e dei diritti umani  attraverso i giusti e appropriati meccanismi indipendenti della giustizia penale internazionale”. In pratica si ribadisce il sostegno ai lavori che sta conducendo la Cpi a cui Ramallah ha aderito lo scorso aprile.

Come era prevedibile, il voto di ieri dell’Unhrc ha mandato su tutte le furie Israele. Il ministro alla difesa dello stato ebraico, Moshe Ya’alon, l’ha definito “assurdo” perché pone sullo stesso piano i “terroristi” di Hamas e Israele. Il premier Netanyahu gli ha fatto eco ribadendo la piena innocenza dello stato ebraico. “Oggi che dal Sinai sparano verso Israele, mentre in Egitto lo Stato Islamico sta combattendo contro attacchi terroristici brutali, mentre in Siria Assad sta massacrando il suo popolo e in Iran il numero delle esecuzioni arbitrarie aumenta di anno in anno, il Consiglio dei diritti umani dell’Onu decide di condannare lo stato d’Israele che è innocente e che si è difeso dagli attacchi di una organizzazione terroristica assassina”. “L’Unhrc – ha aggiunto il primo ministro – non è interessata al [rispetto] dei diritti umani”. Ad attaccare la risoluzione è stato anche il rappresentate israeliano presso il Consiglio, Eviatar Manor, che ha accusato il Consiglio di essere “un agente provocatore”.

Soddisfazione, invece, in casa palestinese. Ibrahim Khraishi, ambasciatore di Ramallah a Ginevra, ha accolto con favore la risoluzione e ha esortato l’applicazione delle raccomandazioni della commissione d’inchiesta dell’Onu il prima possibile. “Il fatto per cui Israele è al di sopra della legge internazionale deve finire” ha detto Khraishi.

Il ministro degli esteri Riad Malki ha celebrato il “forte sostegno” mostrato dalla comunità internazionale verso la causa palestinese. “Non c’è giustizia e pace senza responsabilità” ha detto commentando il risultato della votazione. “Per i morti di Gaza, per la famiglia di Mohammed Abu Khdeir [il teeneger palestinese rapito e bruciato vivo da alcuni coloni l’anno scorso, ndr], per molte altre famiglie palestinesi, per il nostro popolo sotto occupazione privato dei suoi diritti inalienabili e affinché questi crimini non si ripetano più, abbiamo il dovere di far terminare questa impunità” ha dichiarato Malki.

Soddisfatta anche Human Rights Watch. “[La risoluzione] manda un forte messaggio: gli autori delle gravi violazioni [della legge internazionale] saranno tenuti responsabili. Israele e la Palestina, così come Hamas, dovrebbero rispettare quanto stabilito per cooperare con la Corte penale internazionale (Cpi)”

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