Auguri di cuore! (ancora una volta)

I giornali, le strade, le case, la tv e persino i numerosi post che invadono facebook da qualche giorno brulicano di frasi del tipo “Anno nuovo, vita nuova!” oppure “Col nuovo anno…” e si spera che tutto, magicamente, in virtù di una non ben chiara e indefinita forza esterna, possa iniziare a girare in maniera differente, e ovviamente migliore. Per molti, forse involontariamente, è sufficiente questo: sperare che tutto cambi, veder evaporare le afflizioni e gli affanni della vita quotidiana, sciogliersi tutti quei nodi insoluti che da tempo ci si porta dietro. La fine dell’anno in fondo non è altro che una cesura netta e definitiva col passato, un brusco voltar pagina senza soluzioni di continuità.
La sera di San Silvestro infatti si attende la mezzanotte, speranzosi, ognuno col proprio fagotto di desideri, di illusioni, forse irrealizzabili ma che in quel momento si denudano parzialmente di quel velo di impossibilità da cui sono solitamente coperti. Inizia il conto alla rovescia: Tre, due, uno… buon anno! L’euforia è alle stelle, ma non sappiamo il motivo. Il mondo, la natura, infatti è insensibile ai capodanni, non percepisce il cambiamento che, in fin dei conti, rimane un’invenzione semplicemente umana, convenzionalmente definita: sono solo gli uomini a sentire questo mutamento, nel loro intimo.
Tant’è vero che siamo al terzo giorno dell’anno e questo non riluce più come il primo e nemmeno come il precedente: è già vecchio, passato, ordinario e introduce alla triste slavina verso la fine delle festività. Un’espressione delusa si dipinge sul nostro volto, come a seguito di un’ingiustizia subita e ci si rende conto che il cambiamento che tanto aspettiamo deve avvenire prima di tutto dentro di noi, non può scaturire da altra fonte: solo noi possiamo cambiare la nostra esistenza; se non cambiamo la vita, essa non si cambierà mai da sola. Forse proprio questo è il motivo per cui l’uomo ha deciso di segnare questi confini temporali: per poter fare ogni anno un bilancio della vita passata, tracciare una linea e ricominciare, con più vigore di prima. Abbiamo bisogno di questi momenti. Ci servono, perché viviamo nel tempo, nella storia, e necessitiamo di questi appigli (che alcuni chiamano con disprezzo “illusioni”). Non tutto dipende da noi, lo sappiamo bene; ma abbiamo il dovere di allestire quantomeno le premesse affinché le nostre speranze si realizzino.
In fondo, il passaggio da un anno all’altro non è forse la metafora di un sempre più rinnovato viaggio?
Ci siamo noi con i nostri bagagli carichi di sogni, aspettative, pensieri, progetti, gioie e perfino dolori; consapevoli che all’imbarco ci attende l’ignoto ma non possiamo fare a meno di salire a bordo. Oramai abbiamo pagato il biglietto e non c’è rimborso che tenga.
Ecco quindi che a questo punto vale la pena mettere dentro tutti noi stessi e partire perché – se non lo facessimo – non vivremmo veramente, non godremmo, non ci supereremmo, non ci innamoreremmo, a volte forse non respireremmo neanche. E non si può decidere di viaggiare leggeri o pesanti, non siamo noi – in questo viaggio – a scegliere cosa mettere in valigia, al massimo possiamo decidere, una volta che vi abbia fatto apparizione, di eliminare quello che si rivela superfluo o addirittura ingombrante.
L’importante è comunque ricordare che a prescindere da quanto “pesanti” possano essere gli anni che ci portiamo dietro non ne esiste nessuno che non abbia salutato il precedente e che non ci sono storie di vita che non nascano da altre storie di vita o amori che non siano frutto di un amore più grande. Alla fine, siamo sempre chiamati a guardarci indietro per un attimo, così come in quella fatidica mezzanotte, per ripensare a come abbiamo vissuto veramente, a ciò che ci ha aiutato a crescere, ai passi indietro fatti, alle realizzazioni raggiunte e alle sconfitte subite, alle questioni aperte e agli amici, siano essi persi o ritrovati. Badate bene, non si tratta di azioni malinconiche, né di autocompiacimento o per piangersi addosso, ma semplicemente un buon modo per fare un bilancio, sistemare l’inventario dei ricordi e ripartire con nuove energie iniziando da quanto si è costruito e, se necessario, persino dalle macerie. E’ come quando camminiamo; abbiamo sempre bisogno di un piede ben saldo per terra che ci faccia da perno. Allo stesso modo i resoconti sono cartine al tornasole del nostro passato e dunque uno strumento per rilanciare il nostro futuro.
Accettato tutto questo, e dato il momento che sto vivendo, ho deciso di festeggiare questo nuovo anno proponendomi cinque propositi o sogni o impegni o per qualcun’altro follie.
Ecco il primo: Voglio conservare la capacità di commuovermi davanti alla realtà che mi circonda, accettare il mio presente aldilà del dolore che questo possa provocarmi e trovare sempre la forza di essere grata per quanto ho finora ricevuto. 
Il secondo è questo: Voglio gustarmi gli affetti a me più cari e scoprirne sempre di nuovi con i piedi per terra e lo sguardo al cielo, perchè soltanto in quei momenti in cui le nuvole ci fanno da orizzonte si può assaggiare un istante di eternità.  io sarò, saprò, vivrò, piangerò, gioirò, amerò.
Direttamente legato al precedente, il terzo è: Alzare gli occhi al cielo sempre più spesso, guardare al di là delle nuvole e cercare un bagliore che mi accechi, mi illumini e soprattutto mi trafigga! Di strappi al cuore il 2012 me ne ha dati parecchi, per cui vorrei che questo nuovo anno mi dia nuovo stupore, la capacità di conservarlo e infine di donarlo a chi mi vuole bene.
Il quarto: Crescere. Si, avete capito bene. Voglio passare dall’emozione alla meraviglia, dalla meraviglia al desiderio, dal desiderio all’affezione, dall’affezione alla comunione, dalla comunione all’amore, dall’amore al devozione…e infine non avere paura di ricominciare di nuovo come la prima volta, come ogni volta. Perchè di prime volte non ne ho da troppo tempo.
Il quinto lo tengo ben stretto per i momenti di silenzio e di riflessione: Non voglio lasciare scappare i miei sogni, non voglio farmeli strappare dalla banalità e dall’indifferenza, non voglio abbandonarli per paura o per stanchezza, non voglio sotterrarli senza averci almeno provato, non voglio tenerli solo per me ma condividerli con chi può esserne fiero e camminare insieme a me. Non voglio dimenticare che i sogni hanno le ali e che si muovono col battito del cuore, con la spinta dell’intelligenza, con la leggerezza dell’umiltà, con la dinamicità degli affetti, con la prospettiva della speranza, con il coraggio delle idee e con la certezza della fede.
Infine, sempre consapevole che nel libro della vita di ognuno di noi, vi è uno spazio bianco a lato ad ogni pagina, proprio laddove non ci è concesso scrivere, penserò sempre che non c’è modo migliore di vivere una storia che raccontarla a qualcun’altro, qualcuno che sorridente si abbandoni dolcemente e ci lasci nella sua vita essere protagonista.
Auguri di cuore! (ancora una volta)

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