Born barefoot. Nati scalzi.

C’è una parte del nostro corpo che non vede quasi mai la luce: il piede. Spesso costretto in una gabbia di cuoio e plastica, vive una vita di costrizione, insofferenza, soffocato quasi fosse una punizione impossibile da alleviare. Per fortuna però, negli ultimi anni, questo mausoleo della libertà comincia ad avere la sua rivincita e un numero crescente di persone, infatti, comincia a pensare che sia il caso di cambiare abitudini, di “ritornare alle origini”, di abbracciare filosofie e progetti che abbiano come obiettivo di riprendere contatto con quello che ci circonda.
La proposta è quella di recuperare un contatto permanente con il mondo, anche a questo livello. Il piede riesce a sentire quello che occhio e orecchio non sono in grado di percepire: si sente il calore, la consistenza del terreno e riassaporando questo atavico strumento del senso, si reimpara a sentire il morbido, il duro, il caldo, il fresco. Sensazioni cui non siamo più abituati. Perchè l’uso indiscriminato delle scarpe ci toglie qualcosa. E’ come mettersi i tappi alle orecchie.
Certo, è dura liberarsi delle scarpe…ovviamente non dico di non usarle mai, ma di usarle quando effettivamente ne abbiamo bisogno. Usarle come usiamo i guanti: quando servono si usano, quando non servono, si può andare scalzi. In tante occasioni infatti le scarpe sono perfettamente inutili.
Camminare scalzi, però, non è solo un’abitudine da recuperare. E’ soprattutto una scelta di vita.
Da bambina vivevo scalza d’estate e anche d’inverno, dopo la scuola, non vedevo l’ora di tornare a casa per “liberare i piedini”. Mi sentivo bene. Da quasi adulta mi sono detta: perché mai non posso recuperare questa abitudine? Che cosa me lo impedisce? Si vociferava dei rischi, dei pericoli. Così mi sono informata: non ci sono rischi a livello igienico. I vetri? Si vedono e si evitano. 
Dobbiamo solo recuperare consapevolezza di essere dotati di piedi.
Ci sono peraltro anche dei benefici fisici: si riduce il dolore alla schiena, la postura è migliorata. Tutto il nostro corpo ne trae beneficio. E poi andare scalzi vuol dire essere collegati alla terra e a qualsiasi altro scalzo che c’è sulla terra. E’ una forma di unione. E anche di rispetto verso ciò che ci circonda: a piedi nudi siamo portati a riflettere su quanto calpestiamo.
Qualche consiglio per chi volesse iniziare? Cominciate a togliere le scarpe quando non servono. Vedrete che succede spesso. Più di quanto crediate. Naturalmente bisogna procedere per gradi. Non si può certo andare per mezz’ora sull’asfalto se non abbiamo i piedi allenati, o peggio ancora in montagna o sulla ghiaia. Usare la testa per affrontare questa esperienza sensoriale è fondamentale. Bisogna dare tempo al tempo. Iniziare a piccoli passi, e ça va sans dire, senza scarpe!!!



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