Il 62° Festival della monnezza italiana!!!

Ieri, sabato 18 Febbraio, si è tenuto l’ultimo appuntamento con quello che ancora viene chiamato (a torto) “Festival della Canzone Italiana”. Finalmente!
A torto, perché dire che a Sanremo si ascolti ancora buona musica italiana è un vero e proprio abominio e insulto nei confronti di chi della musica invece ne fa vera compagna di vita.
L’ambadaran del festival infatti non si sconfessa: dalle papere sul palco alle megapuntate costellate di pubblicità a gogò, fino alla valletta che non sa parlare l’italiano e non capisce nulla di quel che succede e che è stata scelta solo perché superbona. Insomma Sanremo come l’Olimpo del trash mediatico. 
Per carità, che una sia scelta perchè di bella presenza non può certo essere una colpa, però, buon Dio, in un contesto in cui è dato per presupposto che devi comprendere quel che ti succede intorno perchè non sei su di un set fotografico o su una mera passerella, sentir dire ad una cosiddetta gnocca “Davvero molto divertente quello che hai detto! Ma non ho capito niente.” la dice lunga su come in questo paese ogni singola manifestazione, che sia televisiva, culturale, politica, debba sempre ridursi al ridicolo. L’espressione di Siani che accoglieva quel commento poi la dice ancora più lunga sul come chi davvero merita sia stanco di queste buffonate. Ma andiamo avanti. Io non sono mai stata una fan di Sanremo. Anzi, i miei genitori ricordano bene che da bambina cercavo in tutti i modi di sabotarne la messa in onda tra le pareti domestiche. Sarà che Pippo Baudo l’ho sempre detestato, a pelle proprio. Sarà che la musica, quella vera, non si nutre di questi assurdi giochetti inutili in cui il vincitore chissà perchè è sempre uno di quelli con le canzoni più brutte. Sarà che da sempre Sanremo ha nascosto dietro l’intento di vetrina della musica, quello di “fare spettacolo” e purtroppo aggiungo “di fare spettacolo ad ogni costo”!
In Italia abbiamo migliaia di cantanti e gruppi validi che attendono solo di essere lanciati, e tanti compositori geniali… eppure, sul palco della Città dei Fiori si son visti e sentiti i soliti numeri banali, vecchi, rimasticati. Certe canzoni erano completamente prive di testo, dalla musicalità classica della canzoncina commerciale che “deve spaccare tra i giovinetti!” Il rimprovero maggiore pertanto è proprio per i responsabili della parte musicale che dal punto di vista artistico hanno (concedetemi il termine) scagazzato alla grande. Quelli che davvero meritavano di essere ascoltati e che hanno dimostrato di capirci qualcosa di musica hanno fatto la fine del pesce rosso. Un esempio? Chiara Civello, eliminata (nonostante il merito) per aver avuto la sfortuna di duettare con due vere e proprie scartine!
Probabilmente la RAI si sente – o crede di essere – schiava degli indici d’ascolto, e dunque vincolata (subalternativamente) a Mediaset, ove, con l’impiego di bassissimo Q.I., vengono realizzati grandi risultati. (“Grandi” nel senso di prettamente numerico, ovvio). 
Mi pare di vederli i responsabili del nostro “servizio pubblico” televisivo, seduti intorno a un tavolo, che discutono dei successi di “quelli dell’altra parte” e che si dicono a vicenda: 
– Se la gente è ignorante e vuole solo monnezza, diamogli monnezza! 
Perfino i Matia Bazar sono stati eliminati; eppure, la loro era una delle canzoni più “sanremesi” in assoluto (e assai orecchiabile) per non parlare della voce di Silvia Mezzanotte che è una delle voci più straordinarie d’Italia. Così come l’emergente Noemi, che non sarà certo al livello di altre cantanti italiane del nostro panorama musicale passato e presente, ma ha dimostrato di essere una brava interprete di un buon testo scritto da Moro (Fabrizio, non Aldo) e che di sicuro non meritava il terzo posto, almeno non dopo Emma, ridicola parodia della cantante che ha giusto il merito di essere stata capace di resistere dopo il programma della DeFilippi, grazie anche a tutti i new-adolescenti che seguono la corrente. Ma in fondo, ormai si è capito, Sanremo è una delle tante ed ennesime vergogne del nostro paese. Un paese che ha rinunciato al coraggio e alla inventiva, alla scoperta dei talenti e delle creatività oltre che alla capacità di presentare i talenti. Perchè di un Gianni Morandi che non riesce minimamente a riempire gli spazi tra un pezzo e l’altro, e che è capace solo di commenti per nulla originali ed espressivi nell’interazione con gli artisti “veri o presunti” che hanno calpestato il palco, se ne può senza dubbio fare a meno. 
Alla fine della giostra, i grandi problemi in un paese dove ancora regnano escrementi umani come Berlusconi e Capitan Schettino, sono se Celentano abbia o meno fatto bene il suo sermone (che a mio avviso peraltro era evitabilissimo) e se Belen avesse perduto le mutande in uno dei camerini dell”Ariston o se le avesse portate via il bruco della farfalla che porta in grembo! 

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