Ai posteri l’ardua sentenza

Capisco che la fine di un ventennio carico di conflitti d’interesse, malaffare e malgoverno, metta il sorriso e lasci aperta la porta a nuove aspettative per il futuro, ma addirittura festeggiare come fosse morto il peggiore dei dittatori, scusate, mi pare fuori luogo oltre che completamente inopportuno. Quel che invece mi assale è un senso di completo svuotamento. Con le dimissioni di Berlusconi, sarà anche finita l’epoca delle leggi ad personam e dei mitologici lodi, tuttavia i problemi di questo paese non vengono affatto spazzati via. E di certo all’orizzonte, non c’è nessuna promessa di un chicchessia valido per superare un momento così tragico nel migliore dei modi. Quindi, perdonatemi, ma mi avvalgo della libertà di rimane scettica e dubbiosa. Fino a nuove elezioni, il parlamento “simil-democratico” (per usare un eufemismo) che rappresenta il popolo italiano è ben lungi dal corrispondergli quanto ad esigenze e necessità. Mi ripeto che forse, per prenderla positivamente, dovrei godere di più delle piccole cose. Che insieme al Cavaliere, andranno via ministri e sottoministri, e che ad esempio l’istruzione non sarà più nelle mani della Gelmini. 
Ciononostante, non riesco a non domandarmi come mai di fronte ad una tale vicenda, che rende gli animi, da un lato accesi, dall’altro vibranti di perplessità, una parte pressi per elezioni subito e l’altra per un governo di transizione, e soprattutto che per elezioni subito pressi lo schieramento dato dai sondaggi in caduta libera. E viceversa: per un governo tecnico si schieri invece quel Centrosinistra che, se si votasse oggi, vincerebbe di sicuro.
Non è solo una differente percezione del senso dello Stato, di fronte a un clima finanziario da caduta libera.
Il gioco è anche un altro. Si tratta di stabilire quale governo dovrà gestire le operazioni elettorali. Le operazioni di spoglio, in particolare.
Ricordiamoci quel che successe al Viminale la notte dell’ultima vittoria di Prodi, quando a un certo punto sembrò che i risultati dovessero essere clamorosamente ribaltati.
Ricordiamoci che da quattro anni a Palermo governa un sindaco che non è esagerato definire abusivo, alla luce di comprovati brogli e compravendite di voti.
Cosa aspettare e in cosa sperare allora? Ai posteri l’ardua sentenza…

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Un pensiero su “Ai posteri l’ardua sentenza

  1. Con le dimissioni di Berlusconi di sicuro un corrotto ha meno potere di prima. Potere di prenderci in giro; potere di prendere in giro Italia, italiani, Europa ed europei. Che ridevano di noi, ma in fondo, solo perchè non ci hanno mai capiti.
    Berlusconi l'abbiamo votato noi, perché era sinonimo di un qualcosa che allora ci mancava; perchè speravamo in lui. Non che l'abbia votato personalmente, sia chiaro: ma essendo italiano, rappresentava anche me, a malincuore. Ce ne siamo stufati, ma ancora lo desideriamo. Siamo qui a due giorni e ancora ne parliamo. Sono anni che dovremmo parlare della cosa pubblica, ed invece pensiamo a lui come il demonio; quando, invece, lo sbaglio l'abbiamo commesso noi: a votarlo prima e a mantenerlo poi.

    E ora tocca alle misure amare. Monti, forse è un bachiere che, come gli altri banchieri, ha in mente un'idea d'Italia diversa da quella che dovrebbe essere. Giusta o sbagliata, noi abbiamo bisogno di sopravvivere e perseverare nell'illusione che quella in cui andiamo sia la direzione giusta. E Monti, penso, sarà in grado di portarci verso la stabilità. Con però una fatica da chiederci: “ne vale davvero la pena?”
    Già, perchè Monti ci riporterà verso un sistema (capitalistico) che sta rapidamente crollando (basta anche solo vedere il toto-ministri, con gente con non meno di 60 anni e prevalentemente uomini. Lui stesso ha 68 anni). L'Europa come la conosciamo non è destinata a durare, a meno che non cambi: ci sono altre Nazioni, Cina, ma sopratutto India, e paesi medio-asiatici che la faranno da padrone. Noi saremo sempre più promontorio asiatico.
    Mi chiedo dunque dove l'Europa voglia andare. E noi, come fanalino di coda o carro trainante, dove dovremmo andare?

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