Abbiamo tutti un destino genetico…(seguito!)

Come accennato ieri abbiamo tutti una predisposizione genetica, neanche noi donne siamo esenti da questo genere di influenza cromosomica e purtroppo o per fortuna (a seconda dei gusti e punti di vista) ne subiamo le conseguenze. Vi avevo detto che, tra i due sessi, ad avere una maggiore necessità di classificazione è il genere maschile, per quanto in realtà il mio saggio possa risultare piuttosto riduttivo considerate le infinite possibili combinazioni tra le categorie descritte e soprattutto le variabili impreviste oltre che le contingenze non considerate. Tuttavia, poiché vi è stata una forte richiesta, quest’oggi cercherò di buttar giù una sorta di “nomenclatura” anche del genere femminile e seppur di parte, tenterò di essere il più obbiettiva possibile (e forse anche un po’ cattivella).
Iniziamo nuovamente dalle categorie di più facile individuazione. Un classico è la cosiddetta “TIPA FINTA COMUNE”. Ne fanno parte tutte quelle che è facile incontrare ad un qualsiasi evento come, non so, una pizzata tra amici o una festa e che generalmente ti puntano non appena entri nella stessa loro stanza e che con la scusa magari della sigaretta, aspettano di beccarti sul portico del ristorante o del locale e ti chiedono di accendere o di reggere loro la borsa mentre stanno li a cercare l’accendino che puta caso si è perso tra assorbenti, chiavi, pettine, trucchi, bombe a mano e via borseggiando. Con questa categoria di donne, miei cari maschietti, non potete intraprendere un discorso che duri più di mezz’ora, rischiate di sconvolgere troppo il loro sistema nervoso. Ciononostante avete il vantaggio che solitamente non si vergognano affatto di fare loro il primo passo, anzi, avendovi già puntato ad inizio serata, programmano il tutto con molta non-chalance. Non sono particolarmente stupide e spesso ci sanno anche fare, si presentano come un esemplare femminile del tutto normale, ma possono nascondere piccole trappole. Può infatti accadere che, a meno che non appartengano alla sottocategoria “te la do anche se non me la chiedi”, la natura le abbia dotate di affabilità e senso critico col solo scopo di scatenare in voi il gene del corteggiamento. Per essere chiari, sono quelle che amano essere “inseguite” ma che difficilmente ve la danno o nella migliore delle ipotesi vi rispondono “te la darei volentieri se non fosse che il mio moroso è geloso!”.
Assimilabile all’UOMO PORCO vi è la PORNODAMIGELLA che è bene non confondere con la classica POCODIBUONO perché mentre quest’ultima vive la sua troiaggine (concedetemi il termine) più o meno coerentemente fino a che, illuminata da una botta di moralismo, riconsidera la propria condizione e decide di non immolarsi più per la causa sessuale, la pornodamigella invece rappresenta una vera e propria categoria di imbastardimento del genere femminile. Ella infatti equivale ad uno dei desideri più osceni del maschio perché è una donna splendida, simpatica, intelligente ma soprattutto assetata di sesso più di qualunque altra cosa. Ella si presterà a qualsiasi tipo di rapporto sessuale, in qualsiasi momento e in qualunque situazione ma il tutto è destinato a durare molto poco, in quanto la pornodamigella non mancherà di tenere i suoi grandi e profondi occhi ben aperti come le sue gambe e nel giro di un mese o poco più, il fortunato non sarete più voi ma, nella peggiore ipotesi, uno dei vostri migliori amici.
Perfetta per l’uomo INDISPETTITO, vi è la DONNA-GREZZA. Questo esemplare femminile, in realtà di femminile ha ben poco perché caratterizzata da un aspetto orrido più che orrendo e dalla incapacità di parlare una lingua che sia diversa dal dialetto. Sono facilmente riconoscibili in quanto fermamente e sinceramente convinte di vestire capi di alta moda, in realtà indossano capi d’abbigliamento che definirli pacchiani sarebbe fare loro un complimento. Spesso sfoggiano dentatura da mille e una notte, ovvero da ammirare solo al buio se non si vuole subire una vera e proprio narcolessia istantanea della retina oculare. In genere, prediligono uomini di infima estrazione sociale (se non altro perché sono gli unici che se le cagano) e solitamente percepiscono il senso di maternità in età piuttosto precoce, coscienti del fatto che se l’occasione rende l’uomo ladro, rende queste donne incinte in quel frangente o mai più. Sanno bene che di truzzi è pieno il mondo ma “meglio non rischiare con ricerche approfondite…”
Consorella della donna-grezza è la donna-bella-solo-di-notte che sembra fighissima nella penombra o comunque quando la visibilità è bassa; spesso si incontrano la sera ad una festa poco illuminata o in discoteca. In Erasmus, ho potuto appurare che il numero di uomini che incappano in questi esemplari aumenta notevolmente. Causa?? L’effetto illusorio è accentuato dal fatto che spesso questi maschi sono sotto un eccessivo consumo di alcol e naturalmente la vista fa loro qualche scherzo. I risvegli in casi del genere sono traumatici!
Per quegli uomini che hanno invece uno spirito da rivoluzionari, la natura ha concesso le complicate DONNE-SANTE. Si tratta di tutte quelle gentili signorine che, nonostante la loro disponibilità al divertimento, manifestano uno spiccato senso di straniamento quando si parla di piaceri della carne. Un atteggiamento caratteristico di questo genere è il presentarsi gentili e soprattutto libere da ogni vincolo e discretamente attraenti, atteggiamento che suscita negli uomini notevole interesse e sensibilità di approccio. Tuttavia queste donne-sante hanno una vera e propria predilezione alla freddezza e di fronte alla fermezza di alcuni, pongono un rifiuto netto e secco giungendo presto ad essere mollate. Questa categoria però sembra essere più una fase di passaggio che una categoria vera e propria perché, passato il momento di profonda depressione che le attanaglia subito dopo essere state molte volte abbandonate, queste subiscono una ulteriore trasformazione, divenendo delle DONNE-LIMONE. Già avevo capito bene, sto parlando di quelle donne che fanno della acidità la loro ragione d’esistenza, che, per un motivo o per l’altro, non sono proprio capaci di trascorrere una serata in amicizia senza pizzicare con frasi velenose qualcuno del gruppo che frequentano. Caratteristica di base del genere è la esagerata esigenza di criticare liberamente qualunque frase venga loro rivolta come se tutto quello che ascoltano fosse un insulto nei loro confronti. Arrivano addirittura ad incattivirsi con le loro simili, con le altre donne che partecipano alla compagnia di amici e ad arrivare a pensare che queste siano tutte invidiose e meritevoli pertanto del loro più esacerbato disprezzo. Questo ovviamente porta la condizione al peggioramento perché più la donna è acida, più la generalità dei consociati la tiene ben distante, portandola ad inacidirsi ancor di più e a rasentare nei momenti di picco l’isteria nuda e pura.
Categoria molto apprezzata è la cosiddetta DONNA-FIGA, alla quale appartengono esemplari femminili di aspetto piacevole, discreta disponibilità al dialogo e medio-alto-ma-non-troppo livello morale. Questa categoria non è di facilissima conquista perché nonostante la sua disponibilità è più facile farsela amica che amante. Infatti sebbene non abbia pretese elevatissime non si accontenta facilmente di chi ha di fronte e spesso sottopone a prove ed esami taciti i vari suoi pretendenti. È molto distante dalla donna-limone e non può certo dirsi che sia legnosa quanto a sessualità come la donna-santa ma è necessario che questa trovi colui che considera “l’uomo giusto” per concedere i suoi favori. Solo questi infatti avrà la fortuna di godere di tutta la sua appetibilità e dinamicità. È un genere che purtroppo negli ultimi decenni sembra destinato all’estinzione, ad essere sopraffatto da pornodamigelle e pocodibuono, alle quali inevitabilmente spesso si accompagna e con le quali intrattiene rapporti di amicizia, a suo ben pensare, profonda fino a che una sera non arriva la sorpresa. L’uomo-giusto si è trombato la pornodamigella-amica e colei che era sicura della impossibilità di qualsiasi concorrenza sessuale, conoscerà brutalmente il difetto fondamentale del genere umano in senso lato: prima o poi qualunque essere subisce una declassificazione interiore e delude. A questo punto, se la delusione è forte, due sono le possibili evenienze, o la donna-figa si incaponisce e presa dalla rabbia, si trasforma in brutta-zitella che è un terribile esempio di come l’essere umano possa degenerare. Le brutte-zitelle infatti circolano liberamente con tutto il loro carico di odio e invidia verso tutti gli altri esemplari del genere femminile perché le associano al tradimento/delusione subiti, impegnando il loro tempo alla devastazione dei rapporti altrui. Tali transizioni per fortuna possono essere anche solo temporanei. La donna-figa delusa però può ancora trasformarsi in donna-elastico, ovvero in donna che annientata dal duro colpo subito, perde ogni fiducia in se stessa e finisce coll’annullare la sua peculiare precedente personalità adattandosi a qualunque esigenza degli uomini che incontra pur di non restare da sola e subire nuovamente la concorrenza altrui. In realtà però finisce per ritornare al punto iniziale del problema in quanto, per quanto comodo, molti uomini non amano questo genere di donna tappetino e presto o tardi si ritrovano a sceglierne un’altra più interessante.
Per concludere non restano che le due categorie della donna-casalinga e della donna-in-carriera, rispettivamente l’una l’opposto dell’altra.
La categoria delle donne in carriera sta avendo grandissima diffusione negli ultimi anni in seguito al riscoperto ruolo della donna nella società. Questa categoria però è una sorta di miscellanea venuta fuori dall’incrocio genetico di altre categorie, delle quali mantiene alcune caratteristiche aggiungendole alle nuove che in alcuni casi si rivelano deleterie. Una di queste nuove è l’atteggiamento del tipo “sotuttoioperchemifaccioilculoinufficioenonvogliosentirecazzateperchesonostanca!”. Questo si riflette in modo molto negativo sull’eventuale partner maschile, il quale, giustamente, dopo alcuni mesi di tolleranza all’assenza di un normale equilibrio nella psiche della compagna, inizia a farsi un pochetto i cazzi propri, mollando, come si suol dire, la presa per dedicarsi ad una più sana attività da uomo-porco. La donna in questione, resasi conto di tutto ciò, in alcuni casi ritorna in una delle suddette categorie di provenienza, ma di solito accede alla categoria delle brutte-zitelle. Consigliate quindi per uomini dalla bassa autostima, i quali non subiscono negativamente il peso del “successo” della loro compagna.
La donna-casalinga rappresenta forse più di altre l’appendice sociale più complessa del genere femminile in quanto punizione divina per aver pensato l’uomo capace di cogliere una mela senza subire l’ipnosi di un serpente dalla dubbia ambiguità. La si può trovare ovunque, a casa o in giro per ipermercati, accompagnata da un povero giovane marito frustrato e sempre più frequentemente anche all’università, dove passano il loro tempo superando esami con la motivazione che lo studio le renda migliori rispetto alle loro madri/nonne/trisavole. In realtà la laurea è solo una copertura del vero scopo che si prefigge la donna-casalinga: riscattarsi dal marito per darsi al culto del mastrolindo benefattore. Nel peggiore dei casi però, queste giovani donne si distinguono per la loro feroce avversione verso tutto ciò che è sporco e grasso; la loro intera esistenza è dedicata alla pulizia della casa. Non fanno un passo senza aver prima e dopo adeguatamente risucchiato tutta l’atmosfera adiacente con le loro gigantesche e rutilanti aspirapolveri. Sono così eccessivamente concentrate su quanto di batteriologicamente invadente ci sia nell’aria da costringere talvolta i germi ambulanti ad un preventivo suicidio, perchè per loro neanche il “suicidio assistito” è più dignitoso!

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