I ragazzi della II D del Liceo Garibaldi di Palermo

“Cari compagni di scuola,
siamo gli alunni della II D di questo istituto (…) Non trovate spaventoso anche voi che un’alunna presa di mira da un’insegnante per la propria esuberanza, per il proprio modo di fare aperto ed esplicito, senza mezzi termini, una di quelle poche e illuminate persone in grado di essere coerenti con ciò che dicono, nelle proprie azioni, ed una di quelle poche persone capaci di opporsi anche a una figura che potenzialmente potrebbe rovinarle, sia stata costretta, un anno dopo essersene vista parte, a lasciare la nostra classe?
Per noi questo non solo è spaventoso, ma è anche segno di un profondissimo degrado della scuola, che dimostra come questa sia malata non solo agli alti livelli – perché di questo siamo ben coscienti – ma anche alla sua stessa radice.
Che una ragazza straordinariamente in gamba, dal potenziale sorprendente, sia letteralmente costretta a cambiare classe è simbolo di un incommensurabile fallimento registrato dalla scuola pubblica; se anche questo evento riesce a verificarsi una sola volta, non va considerato come un caso isolato, al contrario rimane segno evidente della falla di un sistema che non assicura collaborazione per la diffusione della conoscenza, ma che mira a scaricare chi è capace di pensare e a salvare chi è capace di abbassare la testa, chi è bravo a rispondere ‘sì’, a sorridere e ad annuire, che è colui che avrà un futuro. Eppure l’articolo 34 della Costituzione della Repubblica Italiana dice che sono i capaci e i meritevoli ad avere diritto a raggiungere i gradi più alti dell’istruzione: forse c’è qualcosa che non va, non credete?
Che una professoressa possa scagliarsi contro un’alunna con tutte le proprie forze, con il fine primo di liberarsene è a dir poco scandaloso. Noi pretendiamo di avere voce, sebbene ci rendiamo conto di quanto sia difficile chiamare su di sé l’attenzione nella nostra scuola – e non ci riferiamo soltanto a questo istituto, ma all’intero sistema scolastico.
Vogliamo che tutti sappiano che al Garibaldi una professoressa si è permessa becere sperequazioni per un’estrema antipatia nutrita nei confronti di una nostra compagna (…)
Probabilmente anche nella tua classe – sì, nella tua, di te, che ti sei fermato a leggere questo foglio – si verificano situazioni di questo genere, e probabilmente anche tu hai commesso l’errore di permettere che queste avvenissero, ebbene, un altro degli scopi di questa lettera è quello di tentare di modificare il radicato modo di pensare per cui “queste cose non si cambiano”.
Noi riteniamo che non sia lecito, per un rappresentante di un sistema il cui fine è educare, farsi portatore di un atteggiamento in grado di fondare vero terrore nel proprio oggetto; di un atteggiamento capace di operare una divisione forte quanto quella di una classe da un suo membro.
Perdendo una nostra compagna ci sentiamo davvero mutilati di una parte fondamentale di noi stessi, e ci sentiamo così semplicemente perché lo siamo realmente. Non avere la possibilità di attraversare il quinquennio al Garibaldi con una nostra amica soltanto perché questa è entrata nelle antipatie di una professoressa è una condizione alla quale ci opponiamo! Non possiamo permetterci di acconsentire, perché non vogliamo vederci sostenitori di un sistema in cui non è il merito ad essere premiato, ma la semplice ipocrisia.(…)”

Naturalmente sono ancora tutti in attesa che la verità dei fatti venga stabilita, ma a mio avviso leggendo questa lettera emerge che non ha davvero nessuna importanza chi abbia torto e chi invece ragione. Conta piuttosto quel che di umano si coglie in tale accorata lettera.
Qualcuno potrebbe dire che questi alunni si sono lasciati prendere dalla rabbia e che la professoressa in questione abbia tenuto da parte sua un comportamento inappuntabile ma leggendo questo vero e proprio concentrato di solidarietà e coraggio da parte di un gruppo di quindicenni ho pensato che forse un seme di speranza da qualche parte è stato salvato. Probabilmente sono destinati a perdere. Ma se riusciranno a rimanere uniti anche in futuro, faranno parte di una generazione che dopo tantissimo tempo è la prima a vincere.

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